L’incontro con la fotografia fu dettato da due avvenimenti quasi contemporanei: una “Zenit E” che mio padre portò dall’allora Germania Est, e un corso di fotografia al 2° anno di Architettura. Da allora fu una “continua discontinuità”, con un unico filo conduttore: la ricerca (amatoriale) di una fotografia che non sia di pura “rappresentazione”. I soggetti/oggetti “sono” in loro stessi, non devono “rappresentare” o essere “rappresentati”, ma soltanto apparire. Il concetto è chiaro, ma la sfida vera è come riuscire ad “affermare” tutto ciò in uno scatto.

Livio Pilot

 

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